Marina Abramović

gio 23 Luglio 2026

Marina Abramović (1946) è una delle figure più influenti della storia dell'arte contemporanea, celebre per aver rivoluzionato il concetto di performance art trasformando il proprio corpo sia in soggetto che in mezzo artistico. Nata a Belgrado il 30 novembre 1946, ha trascorso l'infanzia sotto il rigido regime comunista di Tito, cresciuta da genitori che erano eroi di guerra ed elementi di spicco del governo. Questa educazione severa e l'ambiente familiare oppressivo hanno profondamente influenzato la sua ricerca della disciplina, del controllo e del superamento della sofferenza. Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti di Belgrado e di Zagabria, Abramović abbandona la pittura per dedicarsi interamente alla body art.

Nei primi anni Settanta l'artista realizza la serie di performance Rhythm, incentrate sulla resistenza fisica, sul dolore e sul rischio estremo. In Rhythm 10 del 1973 infilza rapidamente un coltello tra le dita aperte della mano, cambiando arma ogni volta che si ferisce per riascoltare la registrazione dei suoni. L'anno successivo, in Rhythm 5, si sdraia all'interno di una stella a cinque punte in fiamme, perdendo conoscenza a causa della mancanza di ossigeno prima di essere tratta in salvo dal pubblico. La provocazione culmina a Napoli con Rhythm 0 sempre nel 1974, dove rimane immobile per sei ore offrendo al pubblico 72 oggetti, tra cui piume, lame e una pistola carica, dimostrando come gli esseri umani privati di regole possano spingersi fino alla violenza gratuita.

Nel 1976 Marina si trasferisce ad Amsterdam, dove incontra l'artista tedesco Ulay. Per dodici anni i due vivono e lavorano insieme come un unico essere simbiotico, esplorando i confini dell'ego e delle relazioni umane attraverso le celebri Relation Works. In Imponderabilia del 1977 la coppia si posiziona nuda all'ingresso di una galleria, costringendo i visitatori a passare a stretto contatto tra i loro corpi per entrare. In Rest Energy del 1980 un arco teso mantiene una freccia puntata direttamente al cuore di Marina, lasciando la sua vita appesa unicamente alla tensione muscolare e alla fiducia reciproca. L'atto finale del loro amore avviene nel 1988 con The Lovers, una performance in cui i due si separano camminando dai capi opposti della Muraglia Cinese e si incontrano a metà strada solo per dirsi addio dopo 2.500 chilometri a testa.

Tornata a lavorare da sola, nel 1997 ottiene il definitivo riconoscimento mondiale alla Biennale di Venezia con la performance Balkan Baroque. L'artista siede per quattro giorni consecutivi sopra un cumulo di 1.500 ossa di bue sanguinanti, raschiandole e lavandole mentre canta canzoni popolari in una potente denuncia degli orrori della guerra nei Balcani, opera che le vale il prestigioso premio del Leone d'Oro. Nel 2010 il MoMA di New York le dedica una colossale mostra retrospettiva dove realizza la sua performance di resistenza più famosa, The Artist is Present. Per tre mesi e un totale di 736 ore, rimane seduta immobile e in totale silenzio su una sedia nell'atrio del museo, invitando chiunque a sedersi di fronte a lei per condividere uno sguardo. Tra gli oltre 850.000 visitatori si presenta anche lo stesso Ulay, dando vita a un incontro a sorpresa commovente che rimane pietra miliare della storia dell'arte moderna.