Luca Giordano (Napoli, 18 ottobre 1634 – 12 gennaio 1705) è stato uno dei più grandi pittori del Barocco italiano e uno dei massimi protagonisti della scuola napoletana del Seicento. Nato in una città che, all’epoca, rappresentava uno dei più vivaci e complessi centri culturali d’Europa, Giordano si formò all’interno di un ambiente artistico straordinariamente fertile, segnato dalla presenza di importanti committenze religiose e aristocratiche e da un intenso dialogo tra tradizione italiana e influenze straniere. I suoi primi insegnamenti li ricevette dal padre, Antonio Giordano, pittore modesto ma attento artigiano, che ne intuì subito il talento precoce e ne favorì l’ingresso nelle botteghe più prestigiose della città.
Determinante per la sua formazione fu l’incontro con l’opera di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, allora figura dominante della pittura napoletana. Da Ribera, Giordano assimilò un linguaggio fortemente realistico e drammatico, caratterizzato da un intenso naturalismo, da contrasti chiaroscurali accentuati e da una resa vigorosa dei corpi e delle espressioni. Questa prima fase della sua carriera rivela una profonda attenzione al dato umano e alla tensione emotiva, elementi che rimarranno costanti, pur trasformandosi, lungo tutto il suo percorso artistico.
Dotato di un talento eccezionale e di una straordinaria rapidità esecutiva, Luca Giordano fu anche uno studioso instancabile dei grandi maestri del passato. Analizzò con attenzione le opere di Tiziano, Veronese e Tintoretto per l’uso magistrale del colore e delle composizioni ampie e scenografiche, così come quelle di Rubens, da cui trasse ispirazione per la vitalità delle figure e il dinamismo delle scene. La sua capacità di fondere in modo originale suggestioni diverse, reinterpretandole con grande libertà inventiva, gli valse il celebre soprannome di “Luca fa presto”, che ben sintetizza la sua abilità tecnica unita a una produttività fuori dal comune.
A Napoli realizzò alcune delle sue opere più importanti e spettacolari, imponendosi come il principale decoratore barocco della città. Tra i capolavori assoluti si annoverano gli affreschi della Certosa di San Martino, considerati uno dei cicli pittorici più grandiosi del Barocco europeo, in cui la monumentalità delle composizioni si combina con una luminosità cromatica di grande effetto. Di pari rilievo sono gli interventi nella chiesa del Gesù Nuovo, nella Cappella del Tesoro di San Gennaro – uno dei luoghi simbolo della devozione napoletana – e le numerose pale d’altare oggi conservate nel Museo di Capodimonte. In queste opere emerge con forza il suo stile maturo, caratterizzato da un accentuato dinamismo delle figure, da una teatralità coinvolgente e da un uso del colore sempre più sciolto e brillante, capace di catturare immediatamente lo sguardo dello spettatore.
Dal 1692 al 1702 Luca Giordano soggiornò in Spagna, dove fu nominato pittore di corte del re Carlo II. In questo contesto realizzò vasti cicli decorativi per il Palazzo Reale di Madrid, per il monastero dell’Escorial e per altre residenze reali, imponendosi come uno dei principali interpreti del gusto barocco internazionale. L’esperienza spagnola segnò una fase di ulteriore evoluzione del suo linguaggio, orientato verso una pittura più luminosa, fastosa e decorativa, adatta alla celebrazione del potere e alla magnificenza degli spazi architettonici. Il suo contributo fu fondamentale per la diffusione del Barocco italiano in Europa e influenzò profondamente le generazioni successive di artisti spagnoli.
Rientrato a Napoli, Giordano continuò a lavorare intensamente fino alla morte, lasciando un’eredità artistica vastissima per quantità e qualità. La sua opera rappresenta uno dei vertici della pittura barocca, capace di coniugare invenzione, tecnica e spettacolarità in modo unico. Luca Giordano è ricordato non solo come un artista prolifico e innovativo, ma anche come una figura centrale per la storia artistica di Napoli, città che rimase sempre il fulcro della sua vita e della sua produzione. Oltre alla sua importanza storica, le sue opere raggiungono regolarmente quotazioni significative nel mercato dell’arte. In particolare, Blindarte ha registrato importanti risultati d’asta con l’aggiudicazione, nel dicembre 2013, della grande tela Mosè e il serpente di bronzo per € 206.400, e, nel maggio 2024, de Il Ritrovamento di Mosè per € 77.500.