Si formò a Napoli, probabilmente nell’ambito della bottega di Angelo Maria Costa, specialista in architetture prospettiche, e subì l’influenza di Viviano Codazzi e del vedutismo romano-seicentesco. Fondamentale per la sua maturazione fu anche il confronto con la pittura nordica, in particolare con il gusto per le rovine e le architetture immaginarie diffuse attraverso incisioni e modelli fiamminghi.
Coccorante sviluppò uno stile personale, caratterizzato da grandiose architetture classiche in rovina, templi, arcate, colonne spezzate e scenari urbani immaginari, spesso animati da piccole figure che accentuano il senso di monumentalità e di malinconica decadenza. Le sue composizioni uniscono rigore prospettico e libertà inventiva, inserendosi pienamente nel clima culturale del primo Settecento, segnato da un crescente interesse per l’antico e per il tema del tempo che consuma le opere dell’uomo.
La sua pittura si distingue per una tavolozza calda e dorata, una luce atmosferica morbida e una resa scenografica che anticipa, per certi aspetti, la sensibilità del vedutismo settecentesco e il gusto preromantico per le rovine. I suoi dipinti erano particolarmente apprezzati come opere da collezione, destinate a interni aristocratici e a un pubblico colto e raffinato.
Leonardo Coccorante lavorò prevalentemente a Napoli, ma le sue opere circolarono ampiamente nel mercato italiano ed europeo. Oggi suoi dipinti sono conservati in musei e collezioni private, tra cui il Museo di Capodimonte a Napoli e altre raccolte pubbliche, oltre a comparire regolarmente in importanti aste internazionali.
Morì a Napoli nel 1750. La sua opera rappresenta un momento significativo della pittura napoletana del Settecento, ponendosi come anello di congiunzione tra la tradizione barocca delle architetture dipinte e il successivo sviluppo del vedutismo e del capriccio architettonico europeo.
BLINDARTE nel 2011 ha aggiudicato per 91.500,00 € l’opera Capriccio di rovine antiche con un edificio fantastico presso una costa mediterrana