Franco Girosi (Napoli, 1896 – 1987) è stato uno dei protagonisti più colti e originali della pittura italiana del Novecento.
Artista, teorico e critico d'arte, ha sviluppato una ricerca autonoma, difficilmente riconducibile alle correnti del suo tempo, distinguendosi per una pittura di intensa costruzione plastica e per una costante riflessione sul rapporto tra memoria, mito e paesaggio mediterraneo. Ha contribuito in modo significativo al rinnovamento della cultura artistica napoletana tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, mantenendo sempre una posizione indipendente rispetto alle tendenze dominanti.
Pittore dalla solida formazione umanistica, Girosi costruisce un linguaggio che unisce il rigore compositivo della tradizione italiana a una personale interpretazione della modernità. Le sue opere si distinguono per una forte struttura volumetrica, un uso intenso della materia pittorica e una costante tensione tra realtà e dimensione simbolica. Nel corso della sua lunga carriera affronta temi quali il paesaggio, la natura morta, il mare e le figure arcaiche, trasformandoli progressivamente in immagini sospese nel tempo, dove la memoria classica si intreccia con una sensibilità profondamente contemporanea.
Franco Girosi nasce a Napoli il 4 ottobre 1896 in una famiglia di artisti: il padre Alfredo e il nonno Giovanni erano entrambi pittori. Dopo gli studi classici si arruola nella Marina Militare e partecipa alla Prima guerra mondiale, esperienza che segna profondamente la sua formazione. Terminato il servizio, tra il 1921 e il 1923 frequenta l'Accademia di Belle Arti di Napoli, studiando paesaggio con Giuseppe Casciaro e figura con Paolo Vetri. In questi anni prende progressivamente le distanze dal naturalismo ottocentesco per orientarsi verso una pittura di maggiore solidità costruttiva e intensità espressiva.
Nel 1923 si trasferisce a Roma, dove occupa per un periodo lo studio lasciato libero da Giorgio de Chirico e frequenta artisti quali Fausto Pirandello, Marino Marini, Giuseppe Capogrossi, Antonello Trombadori e Arturo Martini. Tornato a Napoli nel 1927, diventa uno dei principali animatori del rinnovamento artistico cittadino, partecipando alle attività della Compagnia degli Illusi e successivamente della Libreria del Novecento. Nel 1930 fonda, insieme ad Alberto Consiglio, la rivista Volumi, destinata a diventare uno dei principali strumenti di dibattito artistico e culturale nel Mezzogiorno. Parallelamente svolge un'intensa attività di critico militante, collaborando con numerosi quotidiani e riviste specializzate e promuovendo la valorizzazione della tradizione pittorica napoletana.
Nel corso della sua carriera partecipa alle principali manifestazioni artistiche italiane del Novecento. Espone regolarmente alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma e alle maggiori mostre sindacali nazionali, oltre a numerose esposizioni internazionali organizzate in Europa e negli Stati Uniti. Tiene mostre personali presso importanti gallerie italiane, tra cui la Galleria Il Milione di Milano, la Galleria Forti di Napoli e la Galleria Russo di Roma, consolidando progressivamente il proprio riconoscimento da parte della critica. Le sue opere entrano nelle collezioni della Galleria Comunale d'Arte Moderna di Roma, dei Civici Musei di Milano e di numerose raccolte pubbliche italiane.
L'evoluzione della sua ricerca attraversa differenti stagioni senza mai rinunciare a una rigorosa coerenza poetica. Le opere degli anni Trenta presentano una costruzione monumentale delle forme, influenzata dalla lezione del Quattrocento italiano e dall'esperienza di Valori Plastici. Dopo la Seconda guerra mondiale la pittura si fa progressivamente più essenziale e visionaria: il paesaggio mediterraneo, le rocce di Capri, le conchiglie, i fossili e le figure archetipiche diventano gli elementi di una dimensione sospesa, nella quale la realtà diviene una sorta di geografia della memoria. La materia pittorica acquista un ruolo sempre più determinante, trasformando la superficie del dipinto in uno spazio di forte intensità tattile e spirituale.
Alla base della poetica di Girosi vi è la convinzione che la pittura non debba limitarsi alla rappresentazione del visibile, ma possa evocare il tempo profondo della storia e della natura. L'interesse per l'archeologia, alimentato dalla lunga amicizia con Amedeo Maiuri, si traduce in una ricerca che guarda al Mediterraneo come luogo originario della civiltà e della memoria. Fossili, reperti, conchiglie e paesaggi diventano così simboli di una continuità tra uomo, natura e storia, dando vita a una pittura colta, meditativa e profondamente radicata nella tradizione umanistica italiana. Le opere di Franco Girosi sono oggi conservate in importanti musei e collezioni pubbliche italiane, tra cui la Galleria d'Arte Moderna di Roma, i Civici Musei di Milano, il Palazzo del Quirinale, la Pinacoteca dell'Università di Messina e numerose raccolte civiche e private. La sua figura è oggi oggetto di una crescente rivalutazione critica, che ne riconosce il ruolo di protagonista indipendente della pittura italiana del Novecento e di interprete originale della cultura figurativa mediterranea.
BLINDARTE ha più volte avuto in asta nel corso della sua storia opere di Girosi tra cui: I cardi sul mare del 1966 (aggiudicata a 1.000€)