Francesco De Mura, Diana ed Endimione | Aggiudicato a โฌ 110.700,00
Francesco De Mura, Ritratto di Guglielmo Ruffo principe di Scilla, in veste di Gran Camerario del Regno di Napoli | Aggiudicato a โฌ 63.240,00
Francesco De Mura (Napoli, 1696 – 1782) rappresenta una delle personalità più alte e raffinate della pittura napoletana del Settecento. Nato e formatosi a Napoli, città che costituì il centro propulsore della sua intera vicenda artistica, De Mura fu protagonista del rinnovamento del linguaggio figurativo locale nel delicato passaggio dal tardo barocco al gusto rococò e pre-neoclassico.
Dopo un primo apprendistato con Domenico Viola, entrò nella bottega di Francesco Solimena, massimo esponente della pittura napoletana del primo Settecento. All’interno di questo contesto altamente competitivo e culturalmente vivace, De Mura assimilò il rigore del disegno, la monumentalità delle composizioni e la solidità dell’impianto narrativo. Tuttavia, già dagli anni Venti del secolo, seppe emanciparsi dal linguaggio del maestro, sviluppando uno stile più lirico, luminoso e misurato.
Il suo soggiorno a Roma contribuì in maniera decisiva alla definizione della sua cifra stilistica, grazie al confronto con il classicismo emiliano e romano di Guido Reni, Domenichino e Carlo Maratta. Tornato a Napoli, De Mura elaborò un linguaggio pittorico di grande equilibrio formale, caratterizzato da una tavolozza chiara, da una dolcezza espressiva delle figure e da una spiritualità intensa ma composta.
Attivo prevalentemente a Napoli e nel Regno di Napoli, ricevette importanti commissioni religiose e civili, lavorando per chiese, conventi, istituzioni religiose e famiglie aristocratiche. Tra i luoghi più significativi della sua attività si ricordano la Certosa di San Martino, la Nunziatella, la Basilica di Santa Chiara e numerosi palazzi nobiliari napoletani. La sua produzione comprende pale d’altare, affreschi, scene sacre, soggetti mitologici e ritratti, sempre contraddistinti da eleganza, armonia compositiva e raffinatezza psicologica.
Negli ultimi anni della sua carriera, De Mura svolse un ruolo centrale nella formazione delle nuove generazioni di pittori napoletani, diventando un punto di riferimento fondamentale per la diffusione di un gusto più classico e misurato che avrebbe segnato la pittura cittadina fino alla metà del secolo.
Francesco De Mura morì a Napoli nel 1782, lasciando un’eredità artistica di straordinario valore. La sua opera costituisce una sintesi altissima tra tradizione barocca e sensibilità settecentesca, rendendolo uno dei massimi interpreti della pittura napoletana e italiana del XVIII secolo
La qualità altissima della sua produzione e il suo ruolo storico nella scuola napoletana hanno trovato riscontro anche nel mercato dell’arte. Negli anni, Blindarte ha inserito più volte opere di Francesco De Mura nei propri cataloghi, ottenendo risultati di rilievo. Particolarmente significativo è il risultato raggiunto nell’asta 66 del 2014, con il bellissimo Diana ed Endimione aggiudicato per € 110.700,00, confermando l’interesse collezionistico e la solidità della valutazione dell’artista. Nel 2018, il Ritratto di Guglielmo Ruffo principe di Scilla, in veste di Gran Camerario del Regno di Napoli è stato aggiudicato per € 63.240,00, ulteriore testimonianza dell’apprezzamento del mercato per la qualità pittorica e l’importanza storica di De Mura.
Dopo un primo apprendistato con Domenico Viola, entrò nella bottega di Francesco Solimena, massimo esponente della pittura napoletana del primo Settecento. All’interno di questo contesto altamente competitivo e culturalmente vivace, De Mura assimilò il rigore del disegno, la monumentalità delle composizioni e la solidità dell’impianto narrativo. Tuttavia, già dagli anni Venti del secolo, seppe emanciparsi dal linguaggio del maestro, sviluppando uno stile più lirico, luminoso e misurato.
Il suo soggiorno a Roma contribuì in maniera decisiva alla definizione della sua cifra stilistica, grazie al confronto con il classicismo emiliano e romano di Guido Reni, Domenichino e Carlo Maratta. Tornato a Napoli, De Mura elaborò un linguaggio pittorico di grande equilibrio formale, caratterizzato da una tavolozza chiara, da una dolcezza espressiva delle figure e da una spiritualità intensa ma composta.
Attivo prevalentemente a Napoli e nel Regno di Napoli, ricevette importanti commissioni religiose e civili, lavorando per chiese, conventi, istituzioni religiose e famiglie aristocratiche. Tra i luoghi più significativi della sua attività si ricordano la Certosa di San Martino, la Nunziatella, la Basilica di Santa Chiara e numerosi palazzi nobiliari napoletani. La sua produzione comprende pale d’altare, affreschi, scene sacre, soggetti mitologici e ritratti, sempre contraddistinti da eleganza, armonia compositiva e raffinatezza psicologica.
Negli ultimi anni della sua carriera, De Mura svolse un ruolo centrale nella formazione delle nuove generazioni di pittori napoletani, diventando un punto di riferimento fondamentale per la diffusione di un gusto più classico e misurato che avrebbe segnato la pittura cittadina fino alla metà del secolo.
Francesco De Mura morì a Napoli nel 1782, lasciando un’eredità artistica di straordinario valore. La sua opera costituisce una sintesi altissima tra tradizione barocca e sensibilità settecentesca, rendendolo uno dei massimi interpreti della pittura napoletana e italiana del XVIII secolo
La qualità altissima della sua produzione e il suo ruolo storico nella scuola napoletana hanno trovato riscontro anche nel mercato dell’arte. Negli anni, Blindarte ha inserito più volte opere di Francesco De Mura nei propri cataloghi, ottenendo risultati di rilievo. Particolarmente significativo è il risultato raggiunto nell’asta 66 del 2014, con il bellissimo Diana ed Endimione aggiudicato per € 110.700,00, confermando l’interesse collezionistico e la solidità della valutazione dell’artista. Nel 2018, il Ritratto di Guglielmo Ruffo principe di Scilla, in veste di Gran Camerario del Regno di Napoli è stato aggiudicato per € 63.240,00, ulteriore testimonianza dell’apprezzamento del mercato per la qualità pittorica e l’importanza storica di De Mura.