Enrico Baj (Milano, 1924 – Vergiate, 2003) è stato uno dei più originali e anticonformisti artisti italiani del secondo Novecento.
Pittore, scultore, teorico e scrittore, ha sviluppato una ricerca caratterizzata da una continua sperimentazione di linguaggi, materiali e tecniche, distinguendosi per un'arte ironica, provocatoria e profondamente critica nei confronti del potere, della guerra e delle convenzioni culturali. Attraverso un immaginario popolato da generali grotteschi, figure fantastiche, collage e assemblaggi materici, Baj ha saputo fondere Surrealismo, Dadaismo, Informale e Pop Art in uno stile personale e immediatamente riconoscibile, affermandosi come una delle figure più significative dell'arte europea del Novecento.
Nato a Milano nel 1924, si iscrive inizialmente alla Facoltà di Medicina, che abbandona presto per dedicarsi agli studi di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Milano. Parallelamente coltiva la passione per la pittura, frequentando gli ambienti artistici milanesi nel difficile periodo della Seconda guerra mondiale. Dopo il conflitto decide di dedicarsi completamente all'arte, avvicinandosi alle più innovative ricerche dell'avanguardia europea e maturando una posizione indipendente rispetto ai movimenti artistici tradizionali.
Nel 1951 fonda insieme a Sergio Dangelo il Movimento Nucleare, nato come risposta alle profonde trasformazioni culturali e scientifiche del dopoguerra e alla nuova realtà inaugurata dall'era atomica. Il gruppo propone un'arte libera dalle convenzioni accademiche, aperta alla sperimentazione e capace di riflettere sulle inquietudini della società contemporanea. In questi anni Baj entra in contatto con numerosi protagonisti delle avanguardie internazionali, tra cui Asger Jorn, Lucio Fontana e gli artisti del gruppo CoBrA, sviluppando un linguaggio sempre più originale.
Fin dagli esordi la sua pittura si distingue per un forte gusto dell'ironia e della deformazione fantastica. Figure mostruose, personaggi immaginari e creature ibride popolano le sue tele, nelle quali il disegno convive con un uso libero del colore e della materia. Progressivamente introduce nelle opere materiali eterogenei come stoffe, passamanerie, bottoni, corde, legni, specchi e oggetti di recupero, trasformando il collage e l'assemblaggio in strumenti fondamentali della propria ricerca. Attraverso questi elementi, Baj mette in discussione la tradizionale distinzione tra pittura e scultura, creando superfici ricche di rilievi e suggestioni tattili.
Tra le serie più celebri della sua produzione figurano i Generali, iniziata alla fine degli anni Cinquanta. Queste grandi figure caricaturali, decorate con medaglie, ricami, galloni e materiali preziosi, rappresentano una feroce satira del potere militare e dell'autoritarismo. Dietro l'apparente eleganza delle uniformi si nascondono personaggi grotteschi e ridicoli, simbolo della vanità, dell'arroganza e dell'assurdità della guerra. Attraverso il linguaggio dell'ironia, Baj affronta temi politici e sociali di grande attualità, trasformando la pittura in uno strumento di critica civile.
Parallelamente sviluppa numerosi altri cicli dedicati a dame, ultracorpi, maschere, mostri e figure fantastiche, nei quali convivono suggestioni provenienti dal Surrealismo, dalla tradizione medievale, dall'arte popolare e dalla cultura scientifica. L'artista dimostra una straordinaria libertà nell'accostare materiali, immagini e riferimenti culturali differenti, costruendo un linguaggio capace di unire fantasia, umorismo e riflessione filosofica.
Uno dei momenti più significativi della sua carriera è rappresentato dall'imponente opera I funerali dell'anarchico Pinelli, realizzata tra il 1972 e il 1973. Ispirato alla tragica morte di Giuseppe Pinelli e al celebre dipinto di Pablo Picasso dedicato a Guernica, il grande polittico affronta il tema della violenza politica e della repressione, diventando una delle più importanti testimonianze artistiche dell'Italia degli anni di piombo. L'opera, inizialmente ostacolata e censurata in alcune occasioni espositive, è oggi considerata uno dei capolavori dell'arte italiana del secondo Novecento.
Accanto alla produzione pittorica, Enrico Baj svolge un'intensa attività come teorico, scrittore e promotore culturale. Pubblica saggi, manifesti e testi dedicati all'arte contemporanea, collaborando con riviste e intellettuali italiani e stranieri. Mantiene inoltre rapporti con numerosi protagonisti della cultura europea, contribuendo al dibattito internazionale sulle nuove forme dell'arte del dopoguerra. La sua riflessione teorica accompagna costantemente la produzione artistica, alimentando una visione dell'arte come esercizio di libertà, immaginazione e critica sociale.
Nel corso della sua carriera espone nelle principali gallerie e istituzioni internazionali, partecipando a numerose Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma e grandi rassegne dedicate all'arte contemporanea. Le sue opere entrano a far parte delle collezioni permanenti dei più importanti musei italiani e stranieri, confermando il suo ruolo tra i protagonisti dell'arte europea del Novecento. Il suo lavoro continua inoltre a essere oggetto di studi, retrospettive e mostre che ne evidenziano l'attualità e la capacità di dialogare con le questioni politiche e culturali della contemporaneità. Scomparso a Vergiate nel 2003, Enrico Baj lascia un'eredità artistica di straordinaria ricchezza e originalità. Attraverso un linguaggio libero da ogni convenzione, capace di fondere pittura, collage, scultura e assemblaggio, ha trasformato l'ironia in uno strumento di riflessione critica sulla società, sul potere e sulla storia. La sua opera continua a rappresentare una delle espressioni più creative e anticonformiste dell'arte italiana del Novecento, influenzando generazioni di artisti grazie alla capacità di coniugare fantasia, sperimentazione e impegno civile in un linguaggio di sorprendente vitalità.
Tra le oepre di Baj passate in asta da BLINDARTE ricordiamo Testa di Siohemis solare 1993 (aggiudicata a 7.500€) e Nuovo ordine del 1988 (aggiudicata a 7.500€)