Carlo Carrà nasce a Quargnento, in provincia di Alessandria, nel 1881. Dopo aver lavorato come decoratore murale, intraprende un periodo di viaggi tra l'Italia e l'Europa, soggiornando anche a Parigi e Londra, dove entra in contatto con le più avanzate esperienze artistiche del tempo. Nel 1906 si stabilisce a Milano e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, avviando un percorso che lo porterà a diventare uno dei protagonisti dell'arte italiana del Novecento.
Nel 1910 aderisce al Futurismo, firmando insieme a Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini il Manifesto dei pittori futuristi e il Manifesto tecnico della pittura futurista. In questi anni sviluppa una pittura dinamica e innovativa, caratterizzata dalla scomposizione delle forme e dalla rappresentazione del movimento, della velocità e dell'energia della vita moderna. Opere come I funerali dell'anarchico Galli e Manifestazione interventista testimoniano il suo interesse per i temi politici e sociali e rappresentano alcuni dei vertici della stagione futurista.
L'esperienza della Prima guerra mondiale segna una profonda svolta nella sua ricerca. Durante il ricovero presso l'ospedale militare di Ferrara, nel 1917, incontra Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, con i quali sviluppa un intenso dialogo intellettuale che lo conduce alla pittura metafisica. Le opere di questo periodo abbandonano il dinamismo futurista per lasciare spazio a composizioni silenziose e sospese, animate da oggetti quotidiani, manichini e architetture essenziali che evocano un'atmosfera di mistero e contemplazione.
A partire dagli anni Venti Carrà orienta progressivamente la propria ricerca verso un recupero della tradizione pittorica italiana, ispirandosi ai maestri del Rinascimento e dell'arte trecentesca. Paesaggi, marine e nature morte diventano i soggetti privilegiati della sua produzione, interpretati attraverso una pittura essenziale, costruita su solidi equilibri compositivi e su una rigorosa ricerca della forma. Questa evoluzione contribuisce in modo significativo alla definizione del movimento del Ritorno all'Ordine, che caratterizza una parte rilevante dell'arte europea del primo dopoguerra.
Parallelamente all'attività pittorica, Carrà svolge un'intensa attività di scrittore e teorico dell'arte. Attraverso saggi, articoli e pubblicazioni riflette sul ruolo della pittura, sul rapporto con la tradizione e sulla funzione dell'artista nella società contemporanea, contribuendo in maniera determinante al dibattito culturale italiano del Novecento.
Nel corso della sua carriera partecipa più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, ottenendo un ampio riconoscimento nazionale e internazionale. Le sue opere vengono esposte nelle principali istituzioni museali europee e americane, consacrandolo come una delle figure fondamentali dell'arte moderna. Carlo Carrà muore a Milano nel 1966. Oggi è considerato uno dei protagonisti assoluti dell'arte italiana del XX secolo, capace di attraversare alcune delle più importanti avanguardie storiche senza rinunciare a una ricerca autonoma e profondamente personale. Le sue opere sono conservate nelle collezioni dei maggiori musei internazionali, tra cui la Galleria d'Arte Moderna di Milano, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Centre Pompidou di Parigi e il Museum of Modern Art di New York, testimoniando l'eredità di un artista che ha contribuito in modo decisivo all'evoluzione della pittura moderna.
BLINDARTE ha spesso trattato opere di Carrà, ricordiamo la matita grassa su carta Nudo del 1942 (aggiudicata a 1.560€).