Bernard Aubertin (Fontenay-aux-Roses, 1934 – Reutlingen, 2015) è stato un artista francese tra i principali protagonisti della ricerca monocromatica europea del secondo Novecento.
Attraverso un linguaggio essenziale e rigoroso, fondato sull'impiego esclusivo del colore rosso e sull'utilizzo del fuoco come strumento creativo, ha sviluppato una riflessione originale sul rapporto tra materia, energia e percezione. La sua opera, strettamente legata alle esperienze del Gruppo ZERO, si colloca al confine tra pittura, scultura e installazione, proponendo una concezione dell'arte come esperienza fisica e sensoriale. Grazie alla coerenza della sua ricerca e alla radicalità del suo linguaggio, Aubertin è oggi considerato una delle figure più significative dell'arte europea del secondo dopoguerra.
Nato nel 1934 a Fontenay-aux-Roses, nei pressi di Parigi, si avvicina all'arte da autodidatta, sviluppando fin dagli esordi un forte interesse per l'astrazione e per le ricerche più innovative del panorama europeo. Alla fine degli anni Cinquanta entra in contatto con Yves Klein, il cui lavoro esercita una profonda influenza sul suo percorso artistico. L'incontro con Klein rappresenta un momento decisivo, spingendolo a riflettere sul valore del monocromo e sulla possibilità di ridurre il linguaggio pittorico ai suoi elementi essenziali.
Nel 1958 realizza le prime opere monocromatiche rosse, scegliendo un colore destinato a diventare il tratto distintivo della sua intera produzione. Per Aubertin il rosso non costituisce una semplice scelta cromatica, ma una presenza assoluta, capace di evocare energia, vitalità e tensione. Attraverso superfici interamente dipinte di rosso, l'artista elimina ogni elemento narrativo o figurativo, concentrando l'attenzione dello spettatore sulla relazione tra colore, luce e spazio.
All'inizio degli anni Sessanta entra a far parte del Gruppo ZERO, movimento internazionale fondato da Heinz Mack e Otto Piene, al quale aderisce anche Günther Uecker. All'interno di questo contesto Aubertin sviluppa una ricerca perfettamente coerente con gli ideali del gruppo, orientata verso il superamento della pittura tradizionale attraverso l'impiego di luce, materiali industriali, movimento e processi naturali. Pur condividendo gli obiettivi comuni del movimento, mantiene un linguaggio profondamente personale, fondato sulla centralità del monocromo rosso e sulla sperimentazione della combustione.
A partire dagli anni Sessanta il fuoco diventa uno degli elementi fondamentali della sua ricerca. Nelle celebri Tableaux Feu e nelle successive opere realizzate mediante la combustione del legno, Aubertin utilizza la fiamma come autentico strumento creativo. Il fuoco non assume una funzione distruttiva, ma diventa un mezzo capace di trasformare la materia, modificandone la superficie, il colore e la struttura. L'azione della combustione lascia tracce irripetibili che entrano a far parte dell'opera, rendendo ogni lavoro il risultato di un dialogo tra il controllo dell'artista e l'imprevedibilità del processo naturale.
Parallelamente sviluppa numerose serie dedicate a superfici modulari, tavole lignee, pannelli metallici e oggetti tridimensionali, tutti accomunati dalla presenza dominante del rosso. Le sue composizioni si distinguono per il rigore geometrico e per una forte essenzialità formale, nella quale ogni elemento superfluo viene eliminato. Attraverso questa riduzione del linguaggio visivo, Aubertin invita lo spettatore a concentrarsi sulla materia, sulla luce e sull'energia che l'opera è in grado di trasmettere.
Uno degli aspetti più significativi della sua produzione è il rapporto tra controllo e casualità. Sebbene le opere siano progettate con grande precisione, il processo di combustione introduce sempre una componente imprevedibile che rende ogni superficie unica. L'artista accetta questa trasformazione come parte integrante dell'opera, attribuendo al fuoco il ruolo di collaboratore creativo. Tale concezione avvicina il suo lavoro alle ricerche più avanzate dell'arte processuale e della sperimentazione materica sviluppatesi nella seconda metà del Novecento.
Nel corso della sua carriera Bernard Aubertin partecipa a numerose mostre dedicate all'arte contemporanea in Europa, collaborando con importanti gallerie e istituzioni internazionali. Le sue opere vengono esposte accanto a quelle dei principali protagonisti del Gruppo ZERO e di altri artisti impegnati nella ridefinizione del linguaggio astratto del dopoguerra. Nel tempo entrano a far parte delle collezioni di musei e fondazioni dedicate all'arte contemporanea, contribuendo alla diffusione internazionale della sua ricerca.. Scomparso a Reutlingen, in Germania, nel 2015, Bernard Aubertin lascia un'eredità artistica fondata sulla coerenza e sulla radicalità della propria ricerca. La sua opera rappresenta uno dei contributi più significativi all'arte astratta europea del secondo Novecento, continuando a esercitare una profonda influenza sulle successive ricerche dedicate al rapporto tra materia, luce e trasformazione.
Aubertin è entrato nelle aset BLINDARTE con opere come Dessin de.... del 1974 (aggiudicata a 1.250€)