CATALOGO ASTA 99
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA + DESIGN
27 MAGGIO 2021

87



Jan Fabre

Vleesklomp (Lump of Meat)

Firma dell'artista sul certificato
Scarabei e coleotteri in scultura in filo di ferro
cm 200x65x30
Eseguito nel 1997

Provenienza: Deweer Gallery, Otegem, Belgio;
Collezione privata, Belgio

Esposizioni: Jan Fabre - Passage, M HKA – Museum of Contemporary Art , Anversa, Belgio, 1997, illustrato nel catalogo della mostra;
Jan Fabre - Homo Faber, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten en M HKA – Museum of Contemporary Art, Anversa, Belgio, 2006, illustrato nel catalogo della mostra alla p.316;
Artempo, a cura di Jean-Hubert Martin, Giandomenico Romanelli, Mattijs Visser e Daniela Ferretti, Palazzo Fortuny, Venezia, dal 9 giugno al 7 ottobre 2007;
Jan Fabre au Louvre. L’Ange de la Métamorphose, a cura di Marie-Laure Bernadac, Museo del Louvre, Parigi, Francia, dal 8 aprile al 7 luglio 2008, illustrato nel catalogo della mostra;
Jan Fabre x Katsura Funakoshi - Alternative Humanities, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, Giappone, 2010, illustrato nel catalogo della mostra alla p. 63

Fotografia dell'opera autenticata dall'artista in data 22 ottobre 2008

 

 

 

 

"The Lump of Meat” (1997) viene definita da Jan Fabre stesso, durante un’intervista in occasione di una sua mostra al Louvre di Parigi, come una risposta al “Bue macellato” di Rembrandt (1655). In questo caso però la figura dell’animale viene sostituita dai gusci di scarabeo, insetto molto amato dal belga e conosciuto per essere carnivoro e assai vorace: nell’opera infatti a sopravvivere al suo passaggio, sempre a detta di Fabre nell’intervista parigina, è solo la sagoma del pezzo di carne dipinto da Rembrandt, che ora è ricoperto dagli stessi agenti di distruzione che l’hanno sostituito. Da lontano la forma e il colore rievocano il bue macellato, ma a uno sguardo più attento si notano i coloratissimi carapaci degli insetti sapientemente selezionati dall’artista: quest’ambiguità crea un’inquietante binomio concettuale tra vita e morte, elemento fondamentale della poetica di Fabre.
Nella serie “Keversculpturen” (“sculture di scarabei”), di cui il pezzo proposto in asta fa parte, viene spesso evocata la forma del “fusto” appeso a un gancio da carne: queste sculture sono la controparte delle immagini più rasserenanti di monaci e angeli sospesi nel vuoto, che Fabre imita guardando all’arte dei maestri fiamminghi, sostituendone il soggetto. 
In questo caso la rappresentazione si connota di significati differenti, non più divini, ma quasi apocalittici: il trionfo dello sciame di insetti vogliono sostituire la bellezza del corpo con la bellezza del loro movimento rinnovatore.
Gli insetti che ricoprono la scultura sospesa richiamano le antiche religioni e, nella tradizione pittorica italiana e fiamminga della vanitas, simboleggiano il passaggio tra la dimensione terrena e la vita eterna.
I carapaci degli scarabei iridescenti possiedono la peculiarità di assorbire la luce per emetterla nuovamente, con una miriade di sfaccettature a seconda della direzione della luce stessa e della prospettiva dello spettatore. Risultano così somiglianti alle tessere di un mosaico, caratterizzate da un colore potente quanto limpido. Sull’utilizzo degli scarabei nella sua pratica artistica Fabre ha infatti dichiarato: “Uso dei materiali resistenti, che hanno però un aspetto fragile. Il colore di quei gusci di scarabeo non sbiadirà mai, poiché la membrana esterna contiene la chitina, uno dei materiali naturali più resistenti e leggeri sulla terra”. Gli scarabei giocano un ruolo fondamentale nella sua produzione artistica e fanno riferimento alla fascinazione che l’artista ha avuto durante la sua giovinezza verso il mondo degli insetti, influenzato dall’entomologo francese del diciannovesimo secolo Jean- Henry Fabre, del quale egli si ritiene un discendente.

 

 

LOTTO 87

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