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Giovanni Serritelli (Napoli, 1818 - 1891)
La guglia di San Gennaro in piazza Riario Sforza
Olio su tela
cm 166x116
Firmato Prof. G. Serritelli Napoli in basso a destra
Iscrizione Serritelli sul retro del telaio
Provenienza:
Asta Sotheby's, con titolo: (A day at the market, Naples), New York, 28 giugno 2001;
Galleria Vittoria Colonna, Napoli;
Asta Finarte, 21 novembre 2007
Collezione privata, Napoli
Bibliografia:
La pittura napoletana dell'Ottocento, a cura di R. Caputo, Napoli, 2001, pag. 78-79;
La scuola di Posillipo. Acquerelli, disegni e stampe nelle collezioni private, L. Fino, Napoli, 2002, pag. 199-200, fig. 159;
Il valore dei dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento, G. L. Marini, Torino, 2002, pag. 702-703;
Ottocento, Novecento, a cura di R. Caputo, Galleria Vittorio Colonna, Napoli, 2006, pag. 22, ill. a colori pag. 23
__
La tela di Giovanni Serritelli costituisce una significativa testimonianza della pittura di veduta napoletana dell’Ottocento, nella quale la restituzione fedele dei luoghi urbani si coniuga con l’interesse per la vita quotidiana e per la varietà della presenza umana. Specialista del paesaggio e della veduta, Serritelli dedicò particolare attenzione alla rappresentazione di Napoli e dei suoi dintorni, documentandone gli scorci monumentali e gli aspetti più caratteristici della vita cittadina.
Come riportato dal prof. Giuseppe Porzio :" Centro focale della composizione è, nella piazzetta che trae l'attuale toponimo del cardinale Sisto Riario Sorza" . Il suo slancio verticale, sottolineato dalla successione degli elementi ornamentali e dalla ricchezza del basamento, organizza l’intera scena e stabilisce un efficace contrappunto con le architetture circostanti. Sullo sfondo, la grande massa della cupola e gli edifici ecclesiastici definiscono una quinta monumentale, mentre le facciate delle abitazioni, disposte lungo i margini della strada, guidano lo sguardo verso il fondo della piazza, dove la scalinata e il portale della chiesa completano la profondità prospettica. Lo studioso colloca la tela intorno al 1859, anni in cui il pittore si dedicò alla raffigurazione di un'altra celebre piazza napoletana, Piazza del Carmine.
L’impianto è costruito attraverso una calibrata articolazione dei piani e una sapiente alternanza di pieni e vuoti. La strada, che si apre in primo piano e si restringe progressivamente verso il fondo, conferisce alla veduta un marcato andamento prospettico; la verticalità della guglia e delle architetture religiose si confronta con le linee oblique dei tetti e delle facciate, producendo un equilibrio dinamico senza compromettere la chiarezza della rappresentazione. Il cielo azzurro, ampio e luminoso, costituisce una distesa cromatica che isola i profili degli edifici e accentua la monumentalità del complesso architettonico. Particolarmente rilevante è il ruolo assegnato alla figurazione. Venditori ambulanti, passanti, gruppi di cittadini e animali animano lo spazio urbano, trasformando la veduta in una scena di vita popolare. Le figure, distribuite secondo una successione di nuclei narrativi, introducono variazioni di scala e di movimento e conferiscono alla rappresentazione una dimensione quasi corale. Il mercato e le attività quotidiane non sono semplici elementi accessori, ma contribuiscono a restituire l’identità del luogo, facendo della piazza un ambiente vissuto, attraversato da consuetudini e relazioni sociali. La precisione descrittiva degli abiti, delle merci e dei gesti rafforza il carattere documentario della composizione, senza rinunciare al gusto per l’aneddoto che contraddistingue molta pittura di veduta del XIX secolo. La tavolozza, dominata dalle tonalità calde degli intonaci e delle murature, dai bruni delle facciate e dall’azzurro intenso del cielo, è modulata attraverso contrasti luminosi che evidenziano i volumi architettonici e scandiscono i diversi piani spaziali. Le zone d’ombra in primo piano, contrapposte alla luminosità della piazza e delle superfici retrostanti, contribuiscono a costruire la profondità e a conferire solidità all’insieme. La luce non assume una funzione puramente atmosferica, ma partecipa alla definizione analitica delle forme, rendendo riconoscibili i dettagli del tessuto urbano. L’opera riveste pertanto un interesse che supera la dimensione della semplice veduta topografica. Attraverso la combinazione di accuratezza architettonica, vivacità narrativa e attenzione alla cultura materiale, Serritelli restituisce un’immagine della Napoli ottocentesca nella quale il patrimonio monumentale e la quotidianità popolare sono posti sullo stesso piano di interesse. La città appare così non soltanto come scenario storico e artistico, ma come organismo vivo, nel quale la solennità delle architetture religiose convive con il ritmo delle attività ordinarie.
Iscrizione Serritelli sul retro del telaio
Provenienza:
Asta Sotheby's, con titolo: (A day at the market, Naples), New York, 28 giugno 2001;
Galleria Vittoria Colonna, Napoli;
Asta Finarte, 21 novembre 2007
Collezione privata, Napoli
Bibliografia:
La pittura napoletana dell'Ottocento, a cura di R. Caputo, Napoli, 2001, pag. 78-79;
La scuola di Posillipo. Acquerelli, disegni e stampe nelle collezioni private, L. Fino, Napoli, 2002, pag. 199-200, fig. 159;
Il valore dei dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento, G. L. Marini, Torino, 2002, pag. 702-703;
Ottocento, Novecento, a cura di R. Caputo, Galleria Vittorio Colonna, Napoli, 2006, pag. 22, ill. a colori pag. 23
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La tela di Giovanni Serritelli costituisce una significativa testimonianza della pittura di veduta napoletana dell’Ottocento, nella quale la restituzione fedele dei luoghi urbani si coniuga con l’interesse per la vita quotidiana e per la varietà della presenza umana. Specialista del paesaggio e della veduta, Serritelli dedicò particolare attenzione alla rappresentazione di Napoli e dei suoi dintorni, documentandone gli scorci monumentali e gli aspetti più caratteristici della vita cittadina.
Come riportato dal prof. Giuseppe Porzio :" Centro focale della composizione è, nella piazzetta che trae l'attuale toponimo del cardinale Sisto Riario Sorza" . Il suo slancio verticale, sottolineato dalla successione degli elementi ornamentali e dalla ricchezza del basamento, organizza l’intera scena e stabilisce un efficace contrappunto con le architetture circostanti. Sullo sfondo, la grande massa della cupola e gli edifici ecclesiastici definiscono una quinta monumentale, mentre le facciate delle abitazioni, disposte lungo i margini della strada, guidano lo sguardo verso il fondo della piazza, dove la scalinata e il portale della chiesa completano la profondità prospettica. Lo studioso colloca la tela intorno al 1859, anni in cui il pittore si dedicò alla raffigurazione di un'altra celebre piazza napoletana, Piazza del Carmine.
L’impianto è costruito attraverso una calibrata articolazione dei piani e una sapiente alternanza di pieni e vuoti. La strada, che si apre in primo piano e si restringe progressivamente verso il fondo, conferisce alla veduta un marcato andamento prospettico; la verticalità della guglia e delle architetture religiose si confronta con le linee oblique dei tetti e delle facciate, producendo un equilibrio dinamico senza compromettere la chiarezza della rappresentazione. Il cielo azzurro, ampio e luminoso, costituisce una distesa cromatica che isola i profili degli edifici e accentua la monumentalità del complesso architettonico. Particolarmente rilevante è il ruolo assegnato alla figurazione. Venditori ambulanti, passanti, gruppi di cittadini e animali animano lo spazio urbano, trasformando la veduta in una scena di vita popolare. Le figure, distribuite secondo una successione di nuclei narrativi, introducono variazioni di scala e di movimento e conferiscono alla rappresentazione una dimensione quasi corale. Il mercato e le attività quotidiane non sono semplici elementi accessori, ma contribuiscono a restituire l’identità del luogo, facendo della piazza un ambiente vissuto, attraversato da consuetudini e relazioni sociali. La precisione descrittiva degli abiti, delle merci e dei gesti rafforza il carattere documentario della composizione, senza rinunciare al gusto per l’aneddoto che contraddistingue molta pittura di veduta del XIX secolo. La tavolozza, dominata dalle tonalità calde degli intonaci e delle murature, dai bruni delle facciate e dall’azzurro intenso del cielo, è modulata attraverso contrasti luminosi che evidenziano i volumi architettonici e scandiscono i diversi piani spaziali. Le zone d’ombra in primo piano, contrapposte alla luminosità della piazza e delle superfici retrostanti, contribuiscono a costruire la profondità e a conferire solidità all’insieme. La luce non assume una funzione puramente atmosferica, ma partecipa alla definizione analitica delle forme, rendendo riconoscibili i dettagli del tessuto urbano. L’opera riveste pertanto un interesse che supera la dimensione della semplice veduta topografica. Attraverso la combinazione di accuratezza architettonica, vivacità narrativa e attenzione alla cultura materiale, Serritelli restituisce un’immagine della Napoli ottocentesca nella quale il patrimonio monumentale e la quotidianità popolare sono posti sullo stesso piano di interesse. La città appare così non soltanto come scenario storico e artistico, ma come organismo vivo, nel quale la solennità delle architetture religiose convive con il ritmo delle attività ordinarie.
€ 38.000,00 / 52.000,00
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