081-2395261
081-5935042
Jim Dine (1935)
Double Bathrobe
Firmato e datato Jim Dine 1989 sul retro
Olio su due tele (dittico)
cm 51x40,5 (ciascuna tela )
cm 51x81 (opera complessiva)
Eseguito nel 1989
Sul retro iscrizione: For Alvin love from Jimmy for Nina's Birthday
Provenienza: Collezione privata, acquisito direttamente dall'artista
Theo Waddington Fine Art, Miami
Collezione privata
Jim Dine è con Oldenburg, Ratliff, Wesselman, Rauschenberg e Johns tra gli artisti Newyorkesi più interessanti dal dopoguerra ai giorni nostri. Vicino fin dagli esordi alla Pop Art, Dine insegue dei temi che diverranno ricorrenti come l’autoritratto, il cuore, il corpo, la memoria, in una perenne ricerca che spazia attraverso l’utilizzo di svariate tecniche, dalla pittura – tecnica cardine della sua produzione - alla scultura, dalla fotografia ad altri mezzi espressivi.
A partire dagli anni Settanta prenderà le distanze dal movimento, procedendo in un suo personale percorso artistico. Inizierà a dipingere una serie di opere dedicate prima al tema del cuore, poi agli attrezzi da lavoro - memori del suo lavoro giovanile nella ferramenta di famiglia - poi agli accappatoi da bagno utilizzando come supporto tele singole, dittici o anche trittici.
L’idea per le opere raffiguranti un accappatoio furono ispirate da un annuncio letto dal New York Times Magazine. Nel 1964, Dine dichiarò che "stavo per usarlo in modo arbitrario, ma improvvisamente sembrava che mi aveva in sé"
L’opera qui proposta celebra in una doppia tela accoppiata il tema dell’accappatoio come soggetto artistico, un soggetto apparentemente statico e quotidiano, riprodotto con una corposa pennellata, a cui viene affidato un significato emotivo e quasi poetico. Dine inizia un lungo processo in cui lavora queste particolari ed inusuali immagini che assumono per lui profondi significati personali, riflettendo aspetti intimistici dell’artista.
Lo stesso artista dichiarerà infatti: “Probabilmente ho visualizzato la scure, il registro e l’accappatoio come estensioni di me stesso – un autoritratto”