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Eduardo Dalbono
(Napoli 1841-1915)
Tarantella
Olio su tela, cm 62x95
Firmato "E. Dalbono" in basso a destra
Siamo grati alla Dott.ssa Luisa Martorelli per aver confermato l'autenticità dell'opera dopo averla visionato dal vero
Nato a Napoli nel 1841, è avviato all'arte dal padre Carlo Tito, noto critico d'arte come anche lo zio Cesare. A Roma, nel 1850, è allievo dell'incisore Luciano Marchetti, mentre a Napoli segue le lezioni di Beniamino D'Elia e di Nicola Palizzi. Nel 1870 si aggiudica il primo premio all'Esposizione Nazionale di Parma con il dipinto di soggetto storico La scomunica di re Manfredi (1868) e nel 1871 espone alla Società Promotrice di Belle Arti La leggenda della Sirena (Napoli, Museo Nazionale di San Martino), opera più volte premiata e che, insieme al Voto alla Madonna del Carmine, decreta il successo dell'artista. Determinante è la conoscenza di Mariano Fortuny, incontrato a Napoli nel 1874. Grazie alla mediazione di De Nittis, suo grande amico fin dai tempi della Scuola di Resina, ottenne un contratto con Goupil a partire dal 1878, per la durata di dieci anni. Nello stesso periodo l'artista si trasferì a Parigi, ospite, insieme con la moglie Adelina, di Goupil e di suo genero, il celebre pittore Jean-Léon Gérôme. Durante il soggiorno francese Dalbono eseguì quasi esclusivamente soggetti napoletani tra cui spiccano Voto alla Madonna del Carmine, L'antica spiaggia di Mergellina, La baracca di Pulcinella, La tarantella e Stornello napoletano. Prevalgono in questi dipinti gli aspetti folcloristici descritti con abbondanza di particolari e con uno scintillante, estroso cromatismo, simile alla pittura di Fortuny, le cui tele Dalbono ebbe occasione di rivedere a Parigi.
Tale cromatismo, saturo e solare, si esprime nella Tarantella qui proposta, tema più volte affrontato da Dalbono. Infatti abbiamo notizia di una Tarantella esposta alla Promotrice napoletana del 1864, che doveva essere molto simile a questa, per la quale il Netti commentava positivamente il movimento “pieno di brio” e il carattere generale delle figure, e ne conosciamo anche un’altra versione, sempre molto simile alla nostra e delle stesse dimensioni, e datata 1869, di collezione privata (pubblicata in L’Ottocento napoletano dalla veduta alla trasfigurazione del vero, a cura di Luisa Martorelli con il contributo di Rosario Caputo, Galleria Vittoria Colonna, Catalogo n. 11- dicembre 2003, ill. n. 31 pagg. 64-65). Rispetto a quest’ultima versione, il nostro dipinto ha solo poche varianti soprattutto nelle figure sulla destra, ma ha certamente una “apertura” maggiore sia nel pergolato che lascia intravedere uno sprazzo di cielo azzurro, che nel bellissimo brano di paesaggio che si apre sullo sfondo a destra. È palese in queste opere il riferimento alle tarantelle di Gaetano Gigante e dei paesaggisti russi della prima metà del secolo, disposte quasi sempre sotto l’immancabile pergolato, elemento che in questi casi serve all’artista a delineare la scena in senso teatrale ma soprattutto a permettere gli straordinari giochi di controluce. Il nostro dipinto è stato pubblicato nel 1978 da R. Schettini in Mercato della pittura napoletana, pag. 56.