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Pietro Bardellino
(Napoli 1732 – 1806)
Gioco di putti en plein air
olio su tela, cm 73x110
in sovrapporta di forma rettangolare esterna in legno laccato colore ecrou che ne racchiude un’altra di forma ottagonale allungata caratterizzata da una cornice dorata. Nell’ intermezzo la fascia in legno laccato è arricchita da sovrapposizioni di fregi intagliati e dorati a motivi classici: negli angoli nodi d’amore e nastri, al centro e sui lati minori intagli dorati di rosoni, boccioli, fogliame e spighe di grano.
Napoli, periodo Luigi XVI ( 1770 – 1790 )
Siamo grati al Prof. Riccardo Lattuada, il quale ci comunica che il presente dipinto riprende con poche varianti un dipinto di Francesco de Mura a New York, Consolato italiano, che è in pendant con un’altra tela di analogo tema. La composizione del dipinto di de Mura è nota anche attraverso un bozzetto passato già a Londra, Christie’s, 10/VII/1992, lotto 285. Il Prof. Lattuada ha in corso di pubblicazione i due dipinti di de Mura a New York e il bozzetto già presso Christie’s.
Alla metà del Settecento gli scherzi di putti interessarono non solo de Mura e la sua scuola – della quale Bardellino fu tra i principali esponenti – ma anche pittori come Giuseppe Bonito, che ne produsse due serie per il Palazzo reale di Caserta (cf. R. Lattuada in Casa di Re. Un secolo di storia alla Reggia di Caserta, catalogo della mostra, Milano, 2004, I, pp. 106, 109, 114-119, 285-286, 2.13; 286, 2.14-2.16).
La matrice del presente dipinto è in una serie di incisioni di Giacinto Gimignani (1647) e di Jacques Stella (1657; poi pubblicate dalla nipote Claudine Bouzonnet Stella) dedicate ai giochi dell’infanzia. In particolare il dipinto qui offerto riprende in controparte e con varianti una delle stampe di Gimignani (fig. 1). A Napoli il tema dei giochi dell’infanzia interessò nel Seicento anche pittori come Bernardo cavallino, che si ispirò a Gimignani e Stella per il suo ‘Scherzo di putti oggi a Napoli, Capodimonte.
Il ductus meno calligrafico e disegnato del presente dipinto e la resa quasi impressionistica dello sfondo, ottenuta con pennellate trasparenti - nonché lo sfumato sulle figure, molto più accentuato che in de Mura - rendono plausibile l’attribuzione a Pietro Bardellino, in una fase di dipendenza ancora marcata dai modi del suo maestro, al punto di riprenderne quasi letteralmente una composizione. Una datazione orientativa è dunque verso il 1750-60.