081-2395261
081-5935042
Jannis Kounellis (1936)
Senza titolo
Firmato Kounellis sul retro
Acciaio, ferro, pastelli a cera su carta
cm 100x70x7
Eseguito nel 1995
Provenienza: Kewenig Galerie, Colonia
Esposizioni: Where is Abel, Thy Brother?, National Gallery of Contemporary Art, Zacheta, Varsavia, 1995
Galerie Jule Kewenig, Frechen, 1995
Fotografia dell'opera autenticata dall'artista
Sono passati trenta anni da quando nel 1969 Jannis Kounellis espose dodici cavalli vivi legati alle pareti della Galleria “l’Attico” di Fabio Sargentini a Roma.
Da allora il vocabolario dell’artista greco, pur legato all’utilizzo di materiali poveri, si è infittito di nuovi elementi e significati individualistici che, spesso, si sono svincolati dalle prime istanze del movimento poverista, di cui Kounellis resta uno dei maggiori interpreti. L’artista utilizzando supporti come cotone e lino, sacchi di juta, lana cardata, si è avvalso del valore espressivo dei diversi materiali, soprattutto ferri, metalli, lamiere, oggetti estrapolati dai contesti industriali e meccanici. Gli elementi messi insieme nella composizione non ubbidiscono a nessuna funzione letterale, né narrativa. L’arte di Kounellis è infatti diventata negli anni via via più manierista riprendendo temi e concetti che l’avevano caratterizzata in precedenza.
Con lui l’artista non è più l’imitatore, colui che realizza la mimesi della realtà, ma si pone come il demiurgo di una nuova realtà. L’arte di Kounellis non è rappresentazione, ma semplicemente è.
“Appartenendo in fondo al cuore all’antica famiglia degli artigiani, la mia condizione è la trasformazione della materia e le miriadi di giochi che permette”
(da Un atto unico, Conversazione con Jannis Kounellis di Doriano Fasoli per Riflessioni.it – agosto 2005).