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Francesco Clemente (1952)
Feeling (dalla Serie Canossa)
Firmato e datato Francesco Clemente 1992 sul retro
Pastelli su carta
cm 48x66,5
Eseguito nel 1992
Provenienza: Galerie Beyeler, Basel
Galerie Thaddaeus Ropac, Salzbug - Paris
Esposizioni: New York on Paper. Drawings Watercolors, Collages, Galerie Beyeler, Basel, giugno - ottobre 1993
Napoletano di nascita, nomade per vocazione Francesco Clemente è insieme a Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino uno dei protagonisti della Transavanguardia, movimento artistico teorizzato nei primi anni ‘80 dal critico Achille Bonito Oliva. Nella sua produzione Clemente manifesta un eclettico interesse per numerose tecniche espressive, dalla pittura ad olio al mosaico, dall'affresco all'incisione, alla scultura, conservando però sempre un rapporto privilegiato con il disegno. A partire dagli anni ‘80 ottiene un notevole successo internazionale, si trasferisce a New York e inizia alcune collaborazioni con Andy Wharhol e Jean-Michel Basquiat.
La sua opera si è sviluppata dagli inizi degli anni settanta nel segno della figurazione, con particolare interesse ai temi della spiritualità e del corpo umano. Infatti, Clemente ha spesso associato il corpo umano ad animali e ad elementi astrologici, come la luna, il sole o la terra, forse al fine di suggerire una universalità cosmica. Eppure, al tempo stesso, questa iconografia sembra anche celebrare l’unicità del corpo umano all'interno di quella universalità. Proprio in Feeling, opera del 1992, possiamo notare come il corpo sia il principale interesse di Clemente, visto o come feticcio sessuale o come veicolo di autoespressione. Il corpo viene sempre rappresentato sofferente o trionfante: mentre fisicamente sostiene i mali dell'umanità o dopo averli superati. I disegni di Clemente, come si evince in quest’opera, trionfano per lo splendore della linea, la sofisticatezza del colore e la straripante sensualità.
In un’intervista di Paolo Vagheggi alla domanda “Perché nei suoi dipinti c' è questa presenza ossessiva del volto umano?” Clemente risponde: «Non credo nell' immortalità ma nell' eterno. E il volto umano guarda sempre verso l' eterno».